giovedì 1 settembre 2016

Il vecchio e il mare

Ernest Hemingway (1952)
Oscar Mondadori


Fine estate, alle soglie di settembre, proprio quando è ambientato Il vecchio e il mare di Hemingway. Un classico da leggere in questo periodo, specie quando si assapora la brezza del mare e il ribollio delle onde che scandisce il tempo naturale non è offuscato dalla presenza dei bagnanti. 
Una lettura effimera, che ha impegnato una sola volta il segnalibro. Quasi d'un fiato perché di avventura si tratta, anzi di una epica, una saga individuale, semplice e definita come i due personaggi che la caratterizzano (il vecchio Santiago e il giovane Manolin). In realtà si potrebbe parlare di 3 personaggi, dove la natura sembrerebbe l'antagonista... ma non è così. Lo si può pensare soltanto in superficie. L'uomo è il vero antagonista? Neanche questo. Per Hemingway (cacciatore e pescatore provetto) la natura e l'uomo qui si fondono grazie al rispetto che Santiago ha verso la sua preda, a sua volta predata dagli squali che seguono il loro istinto. Il personaggio di Santiago depreca la violenza fine a se stessa, anche quando deve difendersi dagli attacchi dei pescecani.

Foto personale dal Reykjavík Maritime Museum

La natura è lì da sempre con i suoi ritmi, i suoi adattamenti. Circonda l'uomo che dovrebbe adattarsi, entrando a far parte del ciclo vitale della terra dove nessuno vince o perde. Così come il pesce cacciato e sconfitto diventa successivamente nutrimento di altri predatori entrando a far parte dell'equilibrio naturale delle cose. Anche nell'uomo, quando la sconfitta sembra totale, poco importa, quello che conta è il coraggio e la fatica dispensati per entrare in questo ciclo. Come dice Hemingway:
 "L’uomo non è fatto per la sconfitta […] l’uomo può essere ucciso, ma non sconfitto."
PaN