lunedì 23 giugno 2014

Eroi Omerici - Agamennone Sovrano di Micene

Signore di uomini, dall'ampio potere e dalla lancia gloriosa, Atride maggiore (dal nome del padre Atreo) è uno dei principali eroi della tradizione epica greca. Conosciuto (da Omero e altri autori) come il figlio di Atreo re di Micene e nipote di Pelope. La madre Aerope generò lui come figlio maggiore, poi venne Menelao e infine Anassibia. Agamennone diventò successivamente il più potente principe della Grecia, dominatore sulla terra e sul mare (Tucidide, I, 9). Da notare, in greco Agamennone vuol dire “molto determinato”. Omero ricorda che egli governò sull'intero Peloponneso, o per lo meno su gran parte di esso, dal momento che ad Argo regnava contemporaneamente Diomede.
Comanda le cento navi il potente Agamennone figlio di Atreo; guida i guerrieri più numerosi e i migliori; con orgoglio ha indossato lui stesso il bronzo abbagliante, spicca fra tutti gli eroi, perché il più forte e comanda l'armata più grande. (Il. II, 576-80)

Durante il lungo assedio di Troia, Agamennone venne in lite con Achille, rispetto al quale nell'Iliade egli ha un ruolo meno rilevante. Agamennone è tuttavia la massima autorità dell'esercito greco e si distingue per il suo spirito cavalleresco, il suo coraggio, il suo carattere magnanimo e la sua virtù: qualità che, seppur inferiori a quelle di Achille, ne fanno un eroe di prima grandezza, che sovrasta tutti gli altri Achei per dignità, potenza e maestà. I suoi occhi e il suo capo sono paragonati a quelli di Zeus, la sua cintura a quella di Ares, il suo petto a quello di Poseidone. Dopo la conquista di Troia egli ricevette come bottino di guerra la giovane figlia di Priamo, Cassandra. Da quest'ultima egli ebbe due gemelli, Teledamo e Pelope. Da Criseide ebbe un figlio che fu chiamato Crise; Criseide, non volendo rivelare l’identità del padre del bambino, disse di averlo concepito da Apollo (Igino, Favole, 121).
Al suo ritorno in patria Agamennone fu ucciso da Egisto, che durante la sua assenza ne aveva sedotto la moglie, Clitennestra. I poeti tragici attribuiscono l'uccisione di Agamennone alla sola Clitennestra, senza l'intervento di Egisto. In seguito la sua morte fu vendicata dal suo unico figlio maschio, Oreste.

L'elemento di maggiore interesse è la sua armatura. Questa proviene da Cipro come dono di Cinira, composta da dieci strisce di smalto nero, dodici d'oro e venti di stagno; serpenti di smalto azzurro si snodavano verso il collo, tre per lato, simili ad arcobaleni. Indossa gambali con i rinforzi d'argento alle caviglie, alle spalle ha assicurata la spada ornata di borchie d'oro lucenti, con il fodero d'argento appeso ad un balteo (cintura di cuoio portata a tracolla dai soldati per appendervi la spada) d'argento con un serpente di smalto turchino che si snoda, con tre teste intrecciate su unico collo. Lo scudo grande e possente, riccamente ornato, stupendo: fatto con dieci cerchi di bronzo, al centro venti borchie di stagno bianco con una nel mezzo nera; lo incoronava una gorgone; d'argento era anche il telamone che sorreggeva lo scudo sulla spalla, decorato con un serpente di smalto turchino che risaliva verso il collo con tre teste. Sull'addome una ornata cintura d'argento protegge dai colpi bassi. L'elmo è a due cimieri con 4 pennacchi e la coda equina. Due lance solide rivestite di bronzo acuto. Il pugnale è tenuto vicino al fodero della spada lunga (descrizione Omerica nell'Iliade).
Non si può dimenticare l'oggetto più importante che durante il periodo della civiltà Micenea identifica il potere, il comando, ovvero lo scettro. Omero ne descrive l'uso durante le assemblee. È segno d'inviolabilità personale del messaggero, dell'ambasciatore e dell'oratore mentre sta tenendo un discorso. La persona che ne è dotata è momentaneamente sacra e intoccabile. Lo scettro personale di Agamennone era stato forgiato da Efesto in persona, passando di mano in mano da divinità alla dinastia di Pelope, fino a giungere come eredità proprio a lui. 
Di questo elemento di potere sono stati ritrovati alcuni reperti, uno fra questi di mirabile fattura, in oro e smalto, in cima al pomello svettano due aquile stanti, dal forte simbolismo araldico (vedi figura). È interessante notare la citazione che fa Aristofane in una sua commedia: 
E sí grande era il loro potere, che, sebbene c'eran come sovrani, nelle cittadi elléne, Menelai e Agaménnoni, stava un uccello all'erta sul loro scettro, e partecipava ad ogni offerta. (Aristofane, Gli uccelli, 508-10)
Scene della storia di Agamennone comparivano: nella ceramica attica; secondo la tradizione nell'Arca di Cipselo (oggi perduta); nei dipinti di Polignoto (Lesche di Delfi, Nekyia), in un quadro di Timanthes. Episodi del mito sono raffigurati nell'Ara di Pergamo e nelle miniature dell'Iliade Ambrosiana, e in altro ambiente nelle pitture della tomba François di Vulci e su alcune urne etrusche. 
Vicino ai Propilei nella Pinacoteca c'era un dipinto che raffigurava la vendetta di Oreste figlio di Agamennone che insieme a suo cugino Pilade uccide Egisto e i figli di Nauplio venuti in suo soccorso (Pausania, I, 22, 8).
Il culto di Agamennone è attestato in età storica in diverse località. Secondo Licofrone a Sparta Agamennone era chiamato Zeus. 
Viene rappresentato insieme al fratello Menelao sulla base della statua di Nemesi di Ramnunte, dove Elena viene condotta da Leda. La statua è nota da alcuni frammenti conservati al Museo di Atene.
Inoltre, occorre ricordare la maschera aurea cosiddetta “di Agamennone”, di molto anteriore perché datata agli inizi del XVI secolo, che rappresenta pur sempre una casta di dignitari di Micene.
PaN

domenica 15 giugno 2014

Circoli Funerari Micenei

Micene, durante l'Elladico Medio, divenne un centro militarmente potente e ricco economicamente. A testimonianza di questa accresciuta importanza, sono stati scoperti dei recinti funerari di forma circolare. Denominati “Circolo A” e “Circolo B” (vedi figure), contenevano una serie di sepolture a pozzetto e ipogee a fossa

Ricostruzione area del Circolo Funerario A di Micene poco prima del 1200 a.C.

Le prime erano formate da un pozzetto poco profondo, scavato nella roccia, piccolo da contenere il corpo del defunto, deposto su un fianco e in posizione contratta; le seconde erano deposte più in profondità, il suolo era rivestito con dei ciottoli e le pareti con bassi muretti di pietre grezze. Queste sepolture erano indicate sopra il riempimento di terra con delle stele con bassorilievi di scene di caccia, guerra e gare, racchiuse entro fasce decorate a spirali che suddividono la superficie (soltanto sei delle ventidue ritrovate si sono meglio conservate e sono tutte scolpite). Il tipo di incisione e il tema iconografico rimanda alla tradizione artistica anatolica. Nella porta meridionale delle mura di Troia sono state trovate alcune stele inserite in blocchi di pietra, ornate con semplici incisioni. Come riferisce Korfmann, possono essere considerate raffigurazione del dio Apaliunas (che ricorda molto il dio Apollo dei greci). Altre stele sono state rinvenute in prossimità di porte e ovunque presenti erano preposte a garantire la protezione del dio. Sembra si tratti di una tradizione antica visto che una stele raffigurante una figura umana armata di lancia è stata ritrovata sulla porta meridionale del primo insediamento di Troia

Ricostruzione Circolo Funerario B all’esterno delle mura di Micene al XVII sec.

Il Circolo A fu scoperto da Schliemann, che vi trovò sei grandi tombe a fossa, ricchissime di corredo e manufatti d’oro, tra cui le maschere funerarie con la celebre “Maschera di Agamennone” (vedi figure). La sua datazione va agli inizi del XVI secolo.


In tempi più recenti invece gli scavi della Società Archeologica Greca hanno portato alla luce il Circolo B, con dieci tombe a pozzetto e quattordici a fossa racchiuse in un circolo di pietre. Più antica e più povera di corredi rispetto al Circolo A, viene datata intorno al XVII secolo.
Dopo recenti studi si è giunti ad affermare che gli aspetti tecnologici e artistici degli oggetti ritrovati in entrambi i circoli vennero realizzati da abili artisti micenei che seppero assimilare e rielaborare le influenze esterne per creare un'arte “internazionale ibrida”, confermando che gli oggetti d'importazione furono pochi.
PaN

lunedì 2 giugno 2014

Tutorial Disegnare Mani e Dita

Eccoci con il nuovo tutorial. Quest'oggi affronteremo uno tra gli argomenti più difficili, punto debole per molti disegnatori: come disegnare le mani.
Le informazioni qui contenute sono sempre sintetiche e condensate in formato d'immagine "tascabile", quindi si tratta per lo più di una guida semplificata e generale. Le mani sono molto diverse e caratteristiche da individuo ad individuo, proprio in funzione di tutte le articolazioni e muscoli in esse contenute. Ma con le dovute semplificazioni si possono fissare alcune regole per poterle disegnare.
Dopo il salto dell'immagine (in alta risoluzione) vedremo di analizzare più nel dettaglio alcuni particolari:


  • Lo schema più importante riguarda le proporzioni della mano. La prima suddivisione si può fare in tre parti: dita, palmo e pollice. Considerato che il pollice sta per i fatti suoi, si può dire che il blocco del palmo e delle dita si iscrivono su due quadrati uguali. Poi c'è la suddivisione del dito, in tre articolazioni, la cui lunghezza si può considerare approssimativamente uguale.
  • Altra parte, non importantissima ma da tenere in conto, è la differenza tra mano maschile e quella femminile. Le mani femminili sono più sottili, palmo stretto e dita più affusolate, anche le unghie si possono disegnare spesso più affusolate. Per gli uomini abbiamo mani più squadrate, articolazioni e nocche più grandi e tozze, punta delle dita piatta con unghia spesso più larga. Con le dita serrate la mano maschile risulta più compatta, mentre quella femminile tende a convergere verso la punta delle dita, insomma è più affusolata.
  • Attenzione particolare va data alla pelle. Qui faccio un opportuno rimando ad un precedente tutorial su come disegnare la pelle.
  • Per spiegare il fenomeno dell'ultima immagine a destra, la luce penetra le superfici negli oggetti traslucidi. Per esempio il marmo o l'alabastro sono materiali che lasciano filtrare la luce al loro interno fino ad una certa profondità superficiale, così come lo fa anche la pelle umana. In pratica la luce penetra la superficie e viene riflessa molte più volte all'interno del materiale in maniera irregolare. Quindi abbiamo l'effetto di un corpo, in questo caso una mano, che lascia vedere attraverso di sé. Per approfondire questa voce, soprattutto nel campo 3D, abbiamo il materiale SubSurface Scattering di 3DStudio Max.

ENGLISH VERSION: 


Non dimenticate di commentare, facendomi sapere cosa ne pensate, quali sono i tutorial che vorreste vedere realizzati... e condividete pure se volete, che poi è un modo per spronare il Taccuino a continuare!
Ci vediamo alla prossima ;)
PaN