domenica 19 febbraio 2012

Atene, antica acropoli micenea

  Quante persone hanno sentito parlare di Atene, della splendida città che ha dato vita alla prima forma di democrazia; chi non conosce l'Acropoli di epoca classica con il suo troneggiante Partenone? Dimenticatevi di tutto questo, tornate indietro nel tempo (al 1200 a.C. circa) e calatevi nei panni di un visitatore dell'epoca. Vedrete una fortezza micenea molto diversa (forse non del tutto) dalle immagini classiche a cui siamo stati abituati.
  L'estratto proviene dal primo dei miei due articoli per la collana "Musint le collezioni archeologiche egee e cipriote in Toscana. Ricerche ed esperienze di museologia interattiva", stampata nel 2012 dalla Firenze University Press, a cura di A. M. Jasink, G. Tucci, L. Bombardieri.

  • L'epopea omerica. Atene e Menesteo: ricostruzione virtuale di una città e del suo eroe all'interno di un percorso didattico.
  • L'epopea omerica. Tecniche di ricostruzione multimediale.

[...] 2. La città di Atene.

Avviciniamoci alla fortezza immaginando di vedere dall’alto la rocca dell’acropoli, come dagli occhi di un’aquila (fig. 1). Il regale volatile, sacro a Zeus, plana di passaggio sull’Attica, sopra un territorio molto vicino al mare, ricco di sorgenti d’acqua che provvederanno al suo ristoro e a fargli trovare nuovo cibo. La vista acuta del rapace si concentra su di un colle roccioso, di origine naturale che spicca particolarmente sulle altre alture. Ci troviamo di fronte all’insediamento umano più importante della zona, per presenza di acqua, per vicinanza al mare e per il controllo visuale sui territori confinanti di Eleusi e dell’isola di Salamina1. Non vi è infatti altro abitato così grande e ben fortificato nel periodo miceneo da fargli concorrenza nella zona2. Tutto intorno al colle si è sviluppata la città bassa, del tutto lontana dagli schemi urbani moderni. Questi insediamenti sviluppati intorno all’Acropoli, come verrà chiamata in epoca successiva, sono più evidenti a sud e a est. Appaiono come agglomerati sparsi, case basse l’una vicina all’altra, dall’inconfondibile colore di terra cruda3. Si tratta di edifici semplici ad un piano, ma siamo troppo lontani per distinguerne i tratti. Dall’alto del volo ci sembrano chiazze di terra contornate da verde intenso di alberi e piccole coltivazioni. A nord-ovest della rocca si distingue una zona particolare, dove sorgono principalmente i luoghi di sepoltura dei clan del posto. Come per altre città achee dello stesso periodo, le tombe appaiono allineate lungo le strade principali seguendo i declivi4. Sono invece ben visibili tutte le strade, grazie alla ghiaia con la quale vengono battute. Ricordano la muta di un serpente gigante che si snoda in tutte le direzioni e intorno all’Acropoli, conducendo all’accesso principale e a quelli secondari. Anche da Omero trapela una menzione importante sulle vie di collegamento della città, attraverso l’epiteto di Atene “dalle ampie strade”.

FIGURA 1. - Ricostruzione pianta (in alto) e vista a volo d’uccello (in basso) dell’Acropoli di Atene intorno al 1200 a.C. Fonte: a partire da J. M. Camp (2001, fig. 14), Mountjoy (1995, fig. 52), Wright (1994, fig. 8-9), Iakovidis (1983; 2006, plan 38), Immerwahr (1971, plate 91), J. Travlos (1948), B. Holland (1924).

A prima vista Atene, nella fattispecie l’Acropoli, appare molto diversa dall’immagine classica tanto studiata e conosciuta ai giorni nostri. Doveva apparire molto più cupa e povera, spoglia dei materiali pregiati, del bianco traslucido marmo pario. È proprio da questo nucleo miceneo, già sviluppato all’epoca della Guerra di Troia, da cui partirono secondo Omero cinquanta navi5 sotto la guida del re Menesteo, che nacque la città più grande della Grecia.
Torniamo a noi, all’ingresso principale c’è un po’ di viavai in questo momento. Ci troviamo nella parte occidentale dell’Acropoli, dove 770 anni dopo l’architetto Mnesicle avrebbe eretto i Propilei. C’è una figura vestita con abiti discinti, puliti, spicca sugli altri e segue con curiosità la lenta processione ascendere alla fortezza (fig. 2). Indossa una tunica di lino pesante, stretta in vita da una cinta, al di sopra porta un mantello color porpora. Barba e capelli sono lunghi, questi ultimi fermati sulla fronte da una fascia dello stesso colore del mantello. La barba invece ha un taglio strano, alla moda per l’epoca: è priva di baffi con il pizzo più lungo. Si tratta di un araldo, una sorta di diplomatico con funzione di ambasciatore, di ritorno con importanti notizie per conto del sovrano. [...]

1 Korres 1994: 35-37.
2 Immerwarh 1971: 148.
3 Mountjoy 1995: 46-49.
4 Che fosse una pratica religiosa non è lecito saperlo, ma molti altri cimiteri micenei presentano la stessa collocazione: Micene, Dendra, l’Heraion di Argo, Berbati (Immerwarh 1971).
5 Il. II, 556. La città non aveva raggiunto ancora il proprio apice da essere menzionata al pari di Micene (100 navi), Pilo (90), Creta (80), Argo e Tirinto (80 navi cadauna). Eppure, dal calcolo dell’area e del perimetro delle fortezze, la città di Atene ha una dimensione (ca. 25.000 m2 di area e 700 m di perimetro murario) perfettamente confrontabile con le due principali cittadelle micenee: Micene (ca. 30.000 m2 e 900 m) e Tirinto (ca. 20.000 m2 e 725 m).

Panaiotis Kruklidis

Ps. qui invece trovate altre illustrazioni del progetto Musint.