venerdì 30 dicembre 2011

Tutorial per creare fondali nello spazio profondo

 "A long time ago in a galaxy far, far away..."
- incipit di Guerre Stellari
"Il cielo sopra il porto aveva il colore della televisione sintonizzata su un canale morto"
- William Gibson (incipit dal Neuromante)


  Oggi ho deciso di sperimentare nuove tecniche di Photoshop per realizzare un tipico fondale nello spazio profondo. Si tratta di ripetere semplici passaggi per creare i pianeti e lavorare su più livelli sovrapposti di Photoshop. Ma andiamo per gradi nel seguente tutorial:
  Per realizzare dei pianeti occorre creare dei cerchi perfetti,con lo Strumento Selezione ellittica, tenendo premuto Shift per mantenere le proporzioni. E' importante agire sempre su livelli separati dallo sfondo e trasparenti. Dopo aver creato la selezione della dimensione desiderata la riempiamo con il Secchiello (G), scegliendo il colore di base che più ci aggrada. Appena fatto, duplichiamo questo livello di "base" altre 2 volte e riempiamo il cerchio con il colore nero. Un livello sarà usato per l'"atmosfera" l'altro per le "ombre".
  Sul livello "atmosfera" applichiamo gli effetti Opzioni di Fusione: Bagliore interno e Bagliore esterno. Il metodo di fusione va impostato su Scolora, mentre la dimensione del bagliore è a piacimento. Il livello stesso "atmosfera" va impostato su Scolora. Ricordiamoci di moltiplicare tutte le operazioni per ogni pianeta creato. Poi andiamo sul livello "ombre" e usiamo Filtro/Blur/Controllo sfocatura per la parte in ombra.
  Ora selezioniamo le texture da applicare ai pianeti. Qui ci si può sbizzarrire, basterà cercare su Google Immagini le immagini adatte, l'importante è che siano piuttosto grandi. Personalmente, ho usato più texture sovrapposte, alcune di queste, come il metallo arrugginito e sporco del pianeta sulla destra, sono adatte per dare la giusta rugosità alle superfici. Creiamo un nuovo livello per ogni texture di pianeta, verificando che questa sia collocata al di sopra del livello "base", quello con le tinte piatte. Impostiamo i livelli delle texture come Luce intensa, oppure se usate più texture sullo stesso pianeta, sbizzarrevi usando le differenti tecniche di fusione. L'importante sarà selezionare le immagini importate una per una e donargli una andamento più sferico usando Filtro/Distort/Effetto sfera.
  Ora basterà aggiungere piccoli accorgimenti di ritocco come: duplicare i livelli delle texture o dell'atmosfera; applicare sopra a tutto un Photo Filter tendente al blu; correggere le tonalità usando Bilanciamento colore (Ctrl+B), oppure la più precisa Correzione colore selettiva; inoltre aggiungere Luminosità/contrasto e Tonalità/saturazione. 
  All'immagine occorrerà solo un bello sfondo stellato applicato in background e piccoli particolari per essere completa. Ulteriori dettagli su immagini e tutorial si possono trovare nella mia pagina di DeviantArt. Altre informazioni per un tutorial su come creare una illustrazione con tavoletta e un biglietto da visita personalizzato sempre su questo blog.
Pan

lunedì 26 dicembre 2011

Scrittura Lineare B

    La Lineare B è un sistema di scrittura utilizzato dai micenei, si è scoperto che in parte è una forma arcaica della lingua greca. Scritta da sinistra a destra conta circa 200 segni, dei quali una novantina sono segni sillabici con valore fonetico e i rimanenti ideogrammi con valore semantico. Esiste anche un sistema numerico decimale, costituito da linee verticali per le unità, orizzontali per le decine e cerchi per le centinaia. Si tratta di una scrittura arcaica e rudimentale, che non evidenzia bene i fenomeni fonetici del miceneo.
Documenti in Lineare Ba) tavoletta a forma di pagina (py An 657); b) tavoletta a foglia di palma (kn So 4439); c) noduli di argilla con iscrizione (py Wa 1457); d) anfora a staffa con iscrizione dipinta (th Z 839).

Fonte: a partire da Chadwick, Treuil e Marazzi in Cultraro (I Micenei, 2006, p. 23, fig.  2).
  Le prime testimonianze di questa scrittura si trovano su tavolette risalenti ai secoli XIV e XIII. I testi in lineare B sono stati trovati dall’archeologo britannico Arthur Evans nel 1900 a Creta, nel Palazzo di Cnosso; altri esemplari furono rinvenuti in Grecia, a Pilo, Micene e Tebe. La scrittura micenea derivò da quella minoica, detta Lineare A, utilizzata a Creta tra il XVII ed il XV secolo, semplificandone i simboli e riadattandoli.
Ideogrammia) sigillo Lineare A con rappresentazione di un telaio da Hagia Triada; b) dalla Lineare B rappresentazione di una tela.
  La traduzione della Lineare B si deve a Michael Ventris e John Chadwick che riuscirono a decifrarla tra il 1952 ed il 1953, spostando di oltre un millennio le origini del pensiero e della letteratura greca.
  La scoperta è stata agevolata grazie a due importanti fattori: al ritrovamento di nuovi documenti, legati alla scoperta del palazzo di Pilo e alla struttura della lingua, di cui Ventris ne aveva intuito la forma mista. I segni erano composti da scrittura logografica e fonetica dal punto di vista funzionale da segni fonetici e ideogrammi. Gli ideogrammi conservando una forma pittografica rappresentativa erano facilmente identificabili. Difatti uno dei punti forti della ricostruzione dello studioso si basava sull’ideogramma del calderone con tre piedi fortunosamente accompagnato dall’indicazione ti-ri-po-de. La straordinaria corrispondenza al greco antico tripodus/odos (tripode) suggerì di continuare ad indagare le affinità morfologiche con il greco di età storica, strutturalmente legato al gruppo di lingue indoeuropee.
  Ventris, a questo punto, fece uso di un sistema di decodificazione conosciuto in ambito militare, ovvero le cosiddette “triplette della Kober” dal nome della studiosa che elaborò per prima tale procedimento. Stabilita la tavola statistica, l’interpretazione dei segni venne affidata ad uno specialista, il filologo greco John Chadwick. Dopo i primi studi preliminari ai due studiosi riconobbero nelle letture fonetiche molti termini sopravvissuti nella lingua greca di età storica (Cultraro, I Micenei, 2006, pp. 24-25).
  Resero al mondo intero il monumentale lavoro Documents in Mycenaean Greek (Cambridge, 1956), considerato ancora oggi una pietra miliare per la storia egea.
Gli ideogrammi attestano la tipologia difensiva micenea sulle tavolette di Lineare B. Alcune di queste tavolette sono datate al TE IIIA (attorno al 1350 a.C.) e provengono da Cnosso e da Pilo.
  Il miceneo ha fornito fondamentali apporti alla comprensione degli strati linguistici del dialetto greco letterario impiegato nell’epica omerica.
  Nel primo periodo degli studi moderni della filologia omerica, si riteneva infatti che il più antico strato dialettale dei poemi omerici fosse l’eolico; in seguito si comprese che alla base del dialetto di Omero c’era una forma di greco molto antica e sconosciuta, con caratteristiche dialettali proprie.
  Un interessante aspetto viene dai nomi che Omero usa; infatti sembrerebbero, almeno in parte, provenire dall’epoca Micenea. Alcuni di questi finiscono con la tipica radice -eus. I nomi potrebbero essersi formati con l’aggiunta del suffisso al comune sostantivo. Diversamente dal periodo Greco Classico, il suffisso -ides o -ades (figlio) non era usato in periodo Miceneo. Un esempio è il nome di Achille/Akhilleus/A-ki-re-u ritrovato nei documenti di Pilo e Cnosso, che ne attesta l’uso intorno al 1200 (Chadwick, The Mycenaean World, 1976; Hertel, Troia, 2003, pp. 106-107).
Alcuni ideogrammi della Lineare B che rappresentano carri e ruote.
  Un’espressione che potrebbe essere micenea è fásganon arguróelon e la sua variante xífos arguróelon, ovvero “spada dalle borchie d’argento”. Fásganon e xífos sono parole tipicamente micenee, come arguros (argento) e forse elos (borchia). Difatti, questo tipo di arma, tipica micenea, non è stata ritrovata tra il periodo TE IIIC e il 700 a.C. (Wood, Alla ricerca della Guerra di Troia, 1988, p. 146). 
  Purtroppo questa rimane una solitaria espressione poiché il linguaggio di Omero è una mescolanza di molti periodi e dialetti a causa delle sue numerose interpolazioni.
Pan

giovedì 8 dicembre 2011

Lo strano caso di Phineas Gage

  Uno dei casi più celebri di neourologia, che ha dato grande risonanza a dibatti sulla psicologia, è quello Phineas Gage. L'episodio si svolge nel 1848 quando Phineas, capocantiere degli operai addetti alla costruzione di una tratto di ferrovia nel Vermont, ebbe l'incidente sul cantiere più strano e incredibile mai accaduto. Come erano soliti fare, gli operai lavoravano con la dinamite per far saltare le rocce sul tratto di ferrovia da costruire. La barra di ferro di Phineas, utilizzata per pressare la polvere da sparo, accidentalmente ha dato vita ad una scintilla e la conseguente esplosione ha proiettato il lungo palo (alto 1,10 m e 3 cm di diametro) in aria infilandosi nella guancia del malcapitato, passando sotto l'occhio sinistro, trapassato i lobi frontali del suo cervello e uscendo dalla testa. L'impatto è tale che il ferro viene ritrovato a 25 m di distanza dal corpo.


  La barra ha attraversato i lobi frontali, specialmente quello sinistro, provocando un vasto trauma cranico. Phineas miracolosamente sopravvive all'incidente, anzi, pochi minuti dopo è già cosciente e in grado di parlare e camminare. Viene condotto da un medico, tale John Martin Harlow, che gli ripulisce la ferita senza alcun trattamento chirurgico. Eppure in poco più di un mese di convalescenza il paziente si riprende del tutto dal trauma, recupera in pieno le sue capacità  fisiche, senza dolori alla testa ne sintomi preoccupanti.
  A quanto pare l'unico cambiamento fu riscontrato nella sua personalità. Era diventando più irascibile e privo di freni inibitori. Il medico Harlow, nei suoi articoli e rapporti sul caso descrive Phineas Gage prima dell'incidente come un uomo di statura media, con una robusta costituzione fisica, temperamento mite e in possesso di un carattere particolarmente energico. Poi a seguito dell'incidente dalle parole del medico che l'aveva seguito:
I suoi superiori, che lo consideravano come il più efficiente e capace caporeparto che avessero prima dell’incidente hanno ritenuto che il cambiamento della sua mente sia così marcato da rendere impossibile ridargli nuovamente il posto. È umorale, irriverente, indulge a volte in bestemmie (che non era sua abitudine pronunciare), manifestando poca deferenza nei confronti dei colleghi, impaziente quando qualcosa è in conflitto con i suoi desideri, occasionalmente pertinace, tuttavia capriccioso e vacillante, si fa ideatore di molti progetti per il futuro che non realizza e che abbandona presto per altri che appaiano più fattibili. A questo proposito, la sua mente è così radicalmente cambiata che i suoi amici e conoscenti dicono “non è più lui”.
   Dagli studi più recenti invece sono state rivalutate molto le considerazioni iniziali dopo l'incidente. Infatti, Gage dopo un breve periodo decide di spostarsi in Cile dove trova lavoro come conducente di diligenza. In seguito, effettua anche un'apparizione pubblica in uno spettacolo a New York. Queste nuove informazioni suggeriscono che Gage abbia avuto alcuni problemi di inserimento iniziale, per un periodo limitato dopo l'incidente, e finalmente compreso come vivere nonostante il suo infortunio, ha avuto una vita di gran lunga più funzionale e socialmente adeguata di quanto pensato. Insomma era necessario del tempo per il suo "recupero sociale".
  Di recente sono stati identificati nuovi ritratti di Gage successivi all'incidente. Inizialmente scambiati per dagherrotipi di un baleniere ferito con il suo arpione, in queste nuove immagini Gage appare come una persona tranquilla, in salute, quasi risoluta. Molto diversa dalla descrizione che si è voluta fare di lui a seguito del trauma, costellata spesso di notizie false che ne hanno alimentato mito e leggenda. 


  Tuttavia gli studi sulle condizioni di Phineas Gage hanno apportato grandi cambiamenti nella comprensione clinica e scientifica delle funzioni cerebrali e della loro localizzazione nel cervello, soprattutto per quanto riguarda emozioni e personalità. È anche a seguito delle riflessioni teoriche avviate in conseguenza di questo caso che sono stati usati metodi (oggi smentiti) come la lobotomia prefrontale per curare certi tipi di disturbi del comportamento.
Pan

sabato 3 dicembre 2011

giovedì 1 dicembre 2011

Se guarderai a lungo nell'abisso anche l'abisso vorrà guardare in te

  La celebre frase del titolo è stato il pretesto per un omaggio al genio del romanzo gotico Edgar Allan Poe. L'illustrazione, inoltre, cita la letteratura horror di Howard Phillips Lovecraft del noto Ciclo di Cthulhu. I due scrittori, Poe prima e Lovecraft come degno successore, sembrano mostrarci il passaggio di consegna quali precursori della fantascienza angloamericana.
Pan