venerdì 25 marzo 2011

Consigli sulla scrittura creativa

Alcuni consigli sparsi che possono aiutare nella scrittura creativa. Sono anche utili prima della stesura di una tesi di laurea. 
Alla base di questo articolo ci sono le riflessioni maturate dalla mia amica, nonché scrittrice dilettante, Laura Marchetto e una serie di osservazioni derivate dalla mia esperienza personale e da letture critiche sull'argomento.
  • Leggere molto: tutto quello che capita sotto mano. Leggere è il solo metodo sicuro per imparare a scrivere bene, non ha importanza se quello che si legge ha scarsa qualità. Si impara altrettanto bene dai cattivi scrittori che da quelli bravi.
  • Scrivere molto: ogni occasione è buona per farlo. Sarà utile far fluire i pensieri senza prestare troppa attenzione alla forma, ci sarà sempre il tempo per correggere. L'imitazione stilistica è un modo più che onorevole per cominciare a scrivere; come il pittore ricopia il corpo umano, imparando a conoscere l'anatomia, così lo scrittore si cimenta nei diversi stili facendoli suoi.
  • Rileggere: ogni volta dopo aver terminato con la scrittura "di getto". Magari ad alta voce, è il metodo ideale per accorgersi degli errori.
  • Regole: la grammatica è tua amica, impara a conoscerla e ad usarla. E' fastidioso leggere errori grammaticali, scoraggia subito il lettore. In pratica, segui le regole se non sei certo di far meglio. 
  • Concentrazione: scrivere è un'occupazione solitaria, evitare inutili distrazioni, scegliendo un ambiente adatto. La vostra scrivania è il vostro supporto. La parola chiave è trovare un'atmosfera serena.
  • Conoscere: inutile scrivere d'ingegneria aerospaziale se non se ne sa nulla o poco più! Se vuoi scrivere di qualcosa che non conosci, documentati. Se non sei certo di quello che dici, allora non dirlo. Tuttavia, conoscere i propri limiti è un bene per riuscire, con la giusta preparazione, ad infrangerli. Inoltre scrivere troppo aulico o pretenzioso ti rende solo incomprensibile. Senza contare che è un tipico errore da dilettante dar sfoggio di inutili competenze linguistiche, soprattutto quando mancano. Un discorso simile vale per le "frasi fatte". Non usarle, sono la dimostrazione di non saper dire la stessa cosa con parole tue. La regola di base è "evitare parole inutili" e "scrivere ciò che si conosce". 
  • Punteggiatura: non sottovalutarla. Non esagerare con i puntini di sospensione o con i punti esclamativi, alterano la comprensione. Spezza le frasi, usando la giusta punteggiatura. Metti virgole e punti al posto giusto, noterai che la respirazione, quindi la lettura, ne gioverà. Non andare a capo troppo spesso, ma ogni tanto, quando il cambio di argomento lo richiede.
  • Concisi: essere concisi vuol dire creare frasi brevi e chiare con soggetto, verbo e oggetto. I tuoi lettori ti ringrazieranno. Entra nel cuore dell'azione. Perdersi in infinite descrizioni è divertente, ma chi legge non è detto manterrà la stessa attenzione a lungo.
  • Personaggi: create il loro background prima di farli entrare in azione. Infondetegli un'anima, create per loro rapporti umani, esperienza, in pratica la loro vita; vedrete che il resto verrà da sé. Arriverà il momento in cui i personaggi agiranno quasi per conto loro, lasciateli fare. Non si sa mai che abbiano l'idea giusta. 
  • Descrizioni: né sintetiche né eccessive, per consentire al lettore di immedesimarsi. Il lettore riceve delle sensazioni e ha la possibilità di elaborarne di sue. Per far vivere le emozioni non basta descriverle, bisogna saperlo fare. Ricordare sempre che in medias res. Approfittare dell'uso di similitudini o metafore, senza scadere nel banale e senza esagerare. Sono molto importanti, se non scontate e funzionanti. Aiutano il lettore mettendolo a proprio agio. Omero è un grande esempio per tale arte, imparate a conoscerlo. Inoltre è bene descrivere gli effetti del pensiero invece di scriverli e basta.
  • Accortezze: evitare in assoluto verbi e avverbi di forma passiva, denotano una "timidezza" dello scrittore, una paura di non essere chiaro e non saper trasmettere bene i concetti. Evitare il più possibile l'uso di avverbi che rafforzano il verbo. Prestare attenzione all'uso dei "che"; troppe relative ammazzano i paragrafi. Filtrare il testo riducendo anche i pronomi.
  • Rilettura maturata: rileggere dopo aver lasciato trascorrere del tempo (al minimo 2 settimane) è utile, si notano errori mai visti prima di allora. Sarà indispensabile eliminare il superfluo, ciò che appesantisce la lettura e non fa parte della storia. Occorrerà ridurre (di un 10% per esempio) quello che si scrive, evitando numerose ripetizioni, ridondanze e argomenti inutili al fine della comprensione. Quest'effetto di ritaglio finale renderà il testo più scorrevole.
Ci sarebbero infiniti altri suggerimenti, tuttavia il modo più importante per imparare a scrivere decentemente è leggere e scrivere con passione.
Quando vi sentite sicuri delle regole e dei consigli, dimenticateli e sperimentate. Tantissimi grandi scrittori di questi consigli non se ne fanno un bel niente e scrivono romanzi strepitosi senza usare una virgola, scrivendo periodi infiniti e giocando con sintassi e parole come se fossero tessere di un mosaico da reinventare.
Quindi buona scrittura e lettura a tutti.

   Alcune fonti:
Raymond Carver - Il mestiere di scrivere
Stephen King - On Writing (Autobiografia di un mestiere)
Umberto Eco - Come si fa una tesi di laurea
Le 31 unità narrative di Propp


mercoledì 9 marzo 2011

Il Catalogo delle Navi

La migliore fonte che si ha a disposizione per quanto concerne la situazione “geopolitica” nell’Età del Bronzo della Grecia è il secondo libro dell’Iliade, il cosiddetto “Catalogo delle Navi”. Si tratta del più antico nucleo del poema, risalente con tutta probabilità al XII secolo. Offre una panoramica sui contingenti impiegati nella guerra contro Troia. Il numero delle navi della flotta si combina con le città di provenienza di chi le guida. Grazie a questo contributo di Omero oggi è possibile individuare 2/3 delle città del catalogo. Tutte queste città, attraverso gli scavi di grandi scopritori, sono oggi supportate da ampie evidenze archeologiche (Castleden, Mycenaeans, 2005).
La parola catalogo assume il significato odierno proprio dalla lista che Omero stilò per l’appunto nell’Iliade.

Scena di navigazione antica, XIII-XII secolo a.C.

Può anche essere fatta una stima approssimativa dell’esercito degli Achei. Nella prima menzione del catalogo infatti, oltre alle navi, compare il numero di 120 giovani soldati della Beozia imbarcati per nave; Considerate le 50 navi dalla Beozia la stima è di 6.000 uomini. In seguito, per la flotta di Filottete è specificato che su ciascuna imbarcazione salirono 50 rematori; su 7 navi la stima è di 350 uomini.
Nel primo calcolo considerando 120 soldati per nave (ad eccezione della flotta di Filottete), l’esercito greco ha trasportato nella Troade 141.830 unità. Se consideriamo 50 uomini a nave (eccetto i Beoti che ne portarono 120), abbiamo 62.800 unità (Tucidide spiega, secondo la tradizione, che c'erano approssimativamente 1200 navi, con un numero di uomini variabile). A questa cifra si ritiene di aggiungere i sovrani che conducono le armate, menzionati e conteggiati a parte, nel numero di 44.
Le forze della lega Achea menzionata andavano probabilmente da un minimo di 62.844 a un massimo di 141.874 uomini (stime effettuate dall'autore).

mercoledì 2 marzo 2011

Il Cavallo di Troia

Si tratta di una delle più grandi trovate scenografiche di Omero, adatta a colpire il pubblico. Già gli studiosi antichi di Omero non ritenevano che la storia del cavallo fosse una verità. Parla Pausania (I, 23, 8) a nome di tutti adducendo che l’opera escogitata da Odisseo e creata da Epeo, fosse una macchina bellica per far breccia nelle mura. Probabilmente l’ariete per lo sfondamento era fatto in bronzo e raffigurava una testa di cavallo. La leggenda continua sottolineando che il muro fu spezzato quando il cavallo entrò nella città; forse si tratta per l'appunto di una confusa memoria di una macchina d’assedio (Wood, In search of the Trojan War, 1985, p. 248-249).
Nel Vicino Oriente esistevano congegni bellici simili a robusti “cavalli di legno” con tanto di uomini all’interno, necessari per manovrare l’ariete per creare una breccia nel muro. Questo tipo di macchinario venne usato in Assiria dal XII secolo in poi, lo possiamo ammirare su un rilievo assiro di quel periodo.

Bassorilievo assiro: rappresenta l'assedio di una città con l’impiego di un “cavallo di legno” per abbatterne le mura.

Altri sostengono che il cavallo, essendo il simbolo del dio Poseidone, colui che scuote la terra, non sarebbe altro che una metafora per raccontare di un terremoto che abbatté le mura.
Tutto sommato l’espediente di introdursi di nascosto nella città, non è un’invenzione puramente letteraria. Una prova ce la offre l’esercito egizio che nel XV secolo prova ad assediare la città di Joppe (l’odierna Giaffa, presso Tel Aviv in Israele), ma senza successo. Qui il generale egizio Thuti ricorse ad un trucco, facendo trasportare all’interno della città un cospicuo numero di sacchi. Questi al loro interno contenevano i migliori soldati del suo esercito (Hertel, Troia. Archäologie, Geschichte, Mythos, 2001, p. 100). In questo caso, per la frammentarietà del testo, non sappiamo come siano andate a finire le cose, ma abbiamo un precedente storico che ci induce a credere che episodi del genere non fossero solo elementi di fantasia.
Resta il fatto che a Troia verranno attestati in seguito curiosi manici a protome di animali, nella forma più diffusa del cavallo (Blegen, Troy and the Trojans, 1963). Un chiaro rimando all'allevamento dei cavalli, praticato dalle popolazioni di tipo indoeuropee che abitavano questa città, oppure si tratta forse di un riferimento alla tradizione accennata da Omero?

Ipotesi del cavallo di legno come macchina d'assedio.