venerdì 30 dicembre 2011

Tutorial per creare fondali nello spazio profondo

 "A long time ago in a galaxy far, far away..."
- incipit di Guerre Stellari
"Il cielo sopra il porto aveva il colore della televisione sintonizzata su un canale morto"
- William Gibson (incipit dal Neuromante)


  Oggi ho deciso di sperimentare nuove tecniche di Photoshop per realizzare un tipico fondale nello spazio profondo. Si tratta di ripetere semplici passaggi per creare i pianeti e lavorare su più livelli sovrapposti di Photoshop. Ma andiamo per gradi nel seguente tutorial:
  Per realizzare dei pianeti occorre creare dei cerchi perfetti,con lo Strumento Selezione ellittica, tenendo premuto Shift per mantenere le proporzioni. E' importante agire sempre su livelli separati dallo sfondo e trasparenti. Dopo aver creato la selezione della dimensione desiderata la riempiamo con il Secchiello (G), scegliendo il colore di base che più ci aggrada. Appena fatto, duplichiamo questo livello di "base" altre 2 volte e riempiamo il cerchio con il colore nero. Un livello sarà usato per l'"atmosfera" l'altro per le "ombre".
  Sul livello "atmosfera" applichiamo gli effetti Opzioni di Fusione: Bagliore interno e Bagliore esterno. Il metodo di fusione va impostato su Scolora, mentre la dimensione del bagliore è a piacimento. Il livello stesso "atmosfera" va impostato su Scolora. Ricordiamoci di moltiplicare tutte le operazioni per ogni pianeta creato. Poi andiamo sul livello "ombre" e usiamo Filtro/Blur/Controllo sfocatura per la parte in ombra.
  Ora selezioniamo le texture da applicare ai pianeti. Qui ci si può sbizzarrire, basterà cercare su Google Immagini le immagini adatte, l'importante è che siano piuttosto grandi. Personalmente, ho usato più texture sovrapposte, alcune di queste, come il metallo arrugginito e sporco del pianeta sulla destra, sono adatte per dare la giusta rugosità alle superfici. Creiamo un nuovo livello per ogni texture di pianeta, verificando che questa sia collocata al di sopra del livello "base", quello con le tinte piatte. Impostiamo i livelli delle texture come Luce intensa, oppure se usate più texture sullo stesso pianeta, sbizzarrevi usando le differenti tecniche di fusione. L'importante sarà selezionare le immagini importate una per una e donargli una andamento più sferico usando Filtro/Distort/Effetto sfera.
  Ora basterà aggiungere piccoli accorgimenti di ritocco come: duplicare i livelli delle texture o dell'atmosfera; applicare sopra a tutto un Photo Filter tendente al blu; correggere le tonalità usando Bilanciamento colore (Ctrl+B), oppure la più precisa Correzione colore selettiva; inoltre aggiungere Luminosità/contrasto e Tonalità/saturazione. 
  All'immagine occorrerà solo un bello sfondo stellato applicato in background e piccoli particolari per essere completa. Ulteriori dettagli su immagini e tutorial si possono trovare nella mia pagina di DeviantArt. Altre informazioni per un tutorial su come creare una illustrazione con tavoletta e un biglietto da visita personalizzato sempre su questo blog.
Pan

lunedì 26 dicembre 2011

Scrittura Lineare B


  La Lineare B è un sistema di scrittura utilizzato dai micenei, si è scoperto che in parte è una forma arcaica della lingua greca. Scritta da sinistra a destra conta circa 200 segni, dei quali una novantina sono segni sillabici con valore fonetico e i rimanenti ideogrammi con valore semantico. Esiste anche un sistema numerico decimale, costituito da linee verticali per le unità, orizzontali per le decine e cerchi per le centinaia. Si tratta di una scrittura arcaica e rudimentale, che non evidenzia bene i fenomeni fonetici del miceneo.
Documenti in Lineare Ba) tavoletta a forma di pagina (py An 657); b) tavoletta a foglia di palma (kn So 4439); c) noduli di argilla con iscrizione (py Wa 1457); d) anfora a staffa con iscrizione dipinta (th Z 839).

Fonte: a partire da Chadwick, Treuil e Marazzi in Cultraro (I Micenei, 2006, p. 23, fig.  2).
  Le prime testimonianze di questa scrittura si trovano su tavolette risalenti ai secoli XIV e XIII. I testi in lineare B sono stati trovati dall’archeologo britannico Arthur Evans nel 1900 a Creta, nel Palazzo di Cnosso; altri esemplari furono rinvenuti in Grecia, a Pilo, Micene e Tebe. La scrittura micenea derivò da quella minoica, detta Lineare A, utilizzata a Creta tra il XVII ed il XV secolo, semplificandone i simboli e riadattandoli.
Ideogrammi: a) sigillo Lineare A con rappresentazione di un telaio da Hagia Triada; b) dalla Lineare B rappresentazione di una tela.
  La traduzione della Lineare B si deve a Michael Ventris e John Chadwick che riuscirono a decifrarla tra il 1952 ed il 1953, spostando di oltre un millennio le origini del pensiero e della letteratura greca.
  La scoperta è stata agevolata grazie a due importanti fattori: al ritrovamento di nuovi documenti, legati alla scoperta del palazzo di Pilo e alla struttura della lingua, di cui Ventris ne aveva intuito la forma mista. I segni erano composti da scrittura logografica e fonetica dal punto di vista funzionale da segni fonetici e ideogrammi. Gli ideogrammi conservando una forma pittografica rappresentativa erano facilmente identificabili. Difatti uno dei punti forti della ricostruzione dello studioso si basava sull’ideogramma del calderone con tre piedi fortunosamente accompagnato dall’indicazione ti-ri-po-de. La straordinaria corrispondenza al greco antico tripodus/odos (tripode) suggerì di continuare ad indagare le affinità morfologiche con il greco di età storica, strutturalmente legato al gruppo di lingue indoeuropee.
  Ventris, a questo punto, fece uso di un sistema di decodificazione conosciuto in ambito militare, ovvero le cosiddette “triplette della Kober” dal nome della studiosa che elaborò per prima tale procedimento. Stabilita la tavola statistica, l’interpretazione dei segni venne affidata ad uno specialista, il filologo greco John Chadwick. Dopo i primi studi preliminari ai due studiosi riconobbero nelle letture fonetiche molti termini sopravvissuti nella lingua greca di età storica (Cultraro, I Micenei, 2006, pp. 24-25).
  Resero al mondo intero il monumentale lavoro Documents in Mycenaean Greek (Cambridge, 1956), considerato ancora oggi una pietra miliare per la storia egea.

Gli ideogrammi attestano la tipologia difensiva micenea sulle tavolette di Lineare B. Alcune di queste tavolette sono datate al TE IIIA (attorno al 1350 a.C.) e provengono da Cnosso e da Pilo.
  Il miceneo ha fornito fondamentali apporti alla comprensione degli strati linguistici del dialetto greco letterario impiegato nell’epica omerica.
  Nel primo periodo degli studi moderni della filologia omerica, si riteneva infatti che il più antico strato dialettale dei poemi omerici fosse l’eolico; in seguito si comprese che alla base del dialetto di Omero c’era una forma di greco molto antica e sconosciuta, con caratteristiche dialettali proprie.
  Un interessante aspetto viene dai nomi che Omero usa; infatti sembrerebbero, almeno in parte, provenire dall’epoca Micenea. Alcuni di questi finiscono con la tipica radice -eus. I nomi potrebbero essersi formati con l’aggiunta del suffisso al comune sostantivo. Diversamente dal periodo Greco Classico, il suffisso -ides o -ades (figlio) non era usato in periodo Miceneo. Un esempio è il nome di Achille/Akhilleus/A-ki-re-u ritrovato nei documenti di Pilo e Cnosso, che ne attesta l’uso intorno al 1200 (Chadwick, The Mycenaean World, 1976; Hertel, Troia, 2003, pp. 106-107).
Alcuni ideogrammi della Lineare B che rappresentano carri e ruote.
  Un’espressione che potrebbe essere micenea è fásganon arguróelon e la sua variante xífos arguróelon, ovvero “spada dalle borchie d’argento”. Fásganon e xífos sono parole tipicamente micenee, come arguros (argento) e forse elos (borchia). Difatti, questo tipo di arma, tipica micenea, non è stata ritrovata tra il periodo TE IIIC e il 700 a.C. (Wood, Alla ricerca della Guerra di Troia, 1988, p. 146). 
  Purtroppo questa rimane una solitaria espressione poiché il linguaggio di Omero è una mescolanza di molti periodi e dialetti a causa delle sue numerose interpolazioni.
Pan

giovedì 8 dicembre 2011

Lo strano caso di Phineas Gage

  Uno dei casi più celebri di neourologia, che ha dato grande risonanza a dibatti sulla psicologia, è quello Phineas Gage. L'episodio si svolge nel 1848 quando Phineas, capocantiere degli operai addetti alla costruzione di una tratto di ferrovia nel Vermont, ebbe l'incidente sul cantiere più strano e incredibile mai accaduto. Come erano soliti fare, gli operai lavoravano con la dinamite per far saltare le rocce sul tratto di ferrovia da costruire. La barra di ferro di Phineas, utilizzata per pressare la polvere da sparo, accidentalmente ha dato vita ad una scintilla e la conseguente esplosione ha proiettato il lungo palo (alto 1,10 m e 3 cm di diametro) in aria infilandosi nella guancia del malcapitato, passando sotto l'occhio sinistro, trapassato i lobi frontali del suo cervello e uscendo dalla testa. L'impatto è tale che il ferro viene ritrovato a 25 m di distanza dal corpo.


  La barra ha attraversato i lobi frontali, specialmente quello sinistro, provocando un vasto trauma cranico. Phineas miracolosamente sopravvive all'incidente, anzi, pochi minuti dopo è già cosciente e in grado di parlare e camminare. Viene condotto da un medico, tale John Martin Harlow, che gli ripulisce la ferita senza alcun trattamento chirurgico. Eppure in poco più di un mese di convalescenza il paziente si riprende del tutto dal trauma, recupera in pieno le sue capacità  fisiche, senza dolori alla testa ne sintomi preoccupanti.
  A quanto pare l'unico cambiamento fu riscontrato nella sua personalità. Era diventando più irascibile e privo di freni inibitori. Il medico Harlow, nei suoi articoli e rapporti sul caso descrive Phineas Gage prima dell'incidente come un uomo di statura media, con una robusta costituzione fisica, temperamento mite e in possesso di un carattere particolarmente energico. Poi a seguito dell'incidente dalle parole del medico che l'aveva seguito:
I suoi superiori, che lo consideravano come il più efficiente e capace caporeparto che avessero prima dell’incidente hanno ritenuto che il cambiamento della sua mente sia così marcato da rendere impossibile ridargli nuovamente il posto. È umorale, irriverente, indulge a volte in bestemmie (che non era sua abitudine pronunciare), manifestando poca deferenza nei confronti dei colleghi, impaziente quando qualcosa è in conflitto con i suoi desideri, occasionalmente pertinace, tuttavia capriccioso e vacillante, si fa ideatore di molti progetti per il futuro che non realizza e che abbandona presto per altri che appaiano più fattibili. A questo proposito, la sua mente è così radicalmente cambiata che i suoi amici e conoscenti dicono “non è più lui”.
   Dagli studi più recenti invece sono state rivalutate molto le considerazioni iniziali dopo l'incidente. Infatti, Gage dopo un breve periodo decide di spostarsi in Cile dove trova lavoro come conducente di diligenza. In seguito, effettua anche un'apparizione pubblica in uno spettacolo a New York. Queste nuove informazioni suggeriscono che Gage abbia avuto alcuni problemi di inserimento iniziale, per un periodo limitato dopo l'incidente, e finalmente compreso come vivere nonostante il suo infortunio, ha avuto una vita di gran lunga più funzionale e socialmente adeguata di quanto pensato. Insomma era necessario del tempo per il suo "recupero sociale".
  Di recente sono stati identificati nuovi ritratti di Gage successivi all'incidente. Inizialmente scambiati per dagherrotipi di un baleniere ferito con il suo arpione, in queste nuove immagini Gage appare come una persona tranquilla, in salute, quasi risoluta. Molto diversa dalla descrizione che si è voluta fare di lui a seguito del trauma, costellata spesso di notizie false che ne hanno alimentato mito e leggenda. 


  Tuttavia gli studi sulle condizioni di Phineas Gage hanno apportato grandi cambiamenti nella comprensione clinica e scientifica delle funzioni cerebrali e della loro localizzazione nel cervello, soprattutto per quanto riguarda emozioni e personalità. È anche a seguito delle riflessioni teoriche avviate in conseguenza di questo caso che sono stati usati metodi (oggi smentiti) come la lobotomia prefrontale per curare certi tipi di disturbi del comportamento.
Pan

sabato 3 dicembre 2011

giovedì 1 dicembre 2011

Se guarderai a lungo nell'abisso anche l'abisso vorrà guardare in te

  La celebre frase del titolo è stato il pretesto per un omaggio al genio del romanzo gotico Edgar Allan Poe. L'illustrazione, inoltre, cita la letteratura horror di Howard Phillips Lovecraft del noto Ciclo di Cthulhu. I due scrittori, Poe prima e Lovecraft come degno successore, sembrano mostrarci il passaggio di consegna quali precursori della fantascienza angloamericana.
Pan



giovedì 24 novembre 2011

Viaggio e Conferenza a Vienna

  Per arrivare alla città che Otto Wagner ha reso ancor più nobile basta un furgone. Nove posti, tante ore di viaggio da Firenze e i cd scorrono intervallandosi fra i discorsi. Un gruppo variamente assortito ascolta distrattamente da Under Pressure dei Queen alla nuova Monarchy of Roses dei Red Hot.
  Finalmente l'arrivo. Freddo e nebbia cambiano la prospettiva, così come lo fanno le grandi strade frutto dei piani urbanistici ottocenteschi, i grandi spazi aperti e gli edifici rigorosi e riccamente decorati. Vienna è anche mercatini natalizi, perché il natale sembra arrivare un po' prima. Quindi quale atmosfera migliore per girare armati di fotocamera alla mano?
  La zona del neogotico Rathaus scandisce i giorni di conferenza (16th International Conference on Cultural Heritage and New Technologies di Vienna), non solo, ci sono le nuove amicizie, le conoscenze, i contatti, e tanto altro. Come dimenticare il vivo ambiente interculturale di quei giorni, il pub Einstein con i piatti tipici viennesi (la Wiener Schnitzel e la Bernese sausage), le serate informali ricche di birra e canzoni intonate all'unisono.
  Destino ha voluto che la mia presentazione fosse il 16 Novembre, giorno del mio compleanno; l'ultimo giorno, a chiudere la conferenza. Allo stesso modo un estratto dalla mia presentazione con alcune slide concluderà questi bei ricordi ancora vividi:


Multimedia Reconstruction Techniques to communicate the past:
a study about the Homeric Epic

  "The setting of the Homeric Epics always been a fascinating matter for intellectuals of every period. Even if this argument is one of the most well-known and analysed topics, the intent of our research is that of up dating the information available with the use of new graphic instruments. 
  The different type of competence, an architectural point of view, offers a new possible approach to the matter, which at present is almost exclusively archaeological. The graphic method and the architectural approach to the structures, can help to fill the gap in the available information. The aim of this new representation, together with the use of the computer, is to produce credible virtual or static reconstructions. 
  Even if in our time the traditional drawing has been left backward by the computer graphic, the research presented here is a full fusion and interaction between digital and manual artistry techniques. The traditional approach will give a legacy of tension, of warm signs, of expressive traces, while the digital approach will allow change of mind, unlimited attempts, rich variation and higher performance. 
  This process allows a better and enhanced approach to the learning of the past and at the same time, when combined to the tools for the investigation and for the analysis, create the conditions to go forward in the knowledge about an age or a period or even about a single fact or item. The final purpose is to find the best learning path using various tools, in the pure spirit of multimedia, which means the total interaction between multiple media in a single environment. [...]"





venerdì 11 novembre 2011

Concorso Padiglione Svizzero Expo Milano 2015


Questo progetto per concorso nasce dalla collaborazione tra Panaiotis Kruklidis (architetto), Francesco Alocco (architetto) e Federica Elisa Francolini (scenografo). Riguarda l'Esposizione Universale Expo di Milano, avrà luogo nel 2015 all'insegna del tema «Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita».
Nel portare avanti il progetto preliminare siamo stati ispirati dal messaggio secondo il quale le innovazioni sono determinate da utopie, visioni. Fantasie diventate realtà di molti grazie alla determinazione di pochi. Le sfide che ci attendono domani dovranno essere preparate già sul campo del presente, con il guizzo vitale del sorprendente. 
Chi crede davvero si possa risolvere il problema della fame, di crescere tutti in modo sostenibile? Noi e la Svizzera ci crediamo. Il padiglione lo racconta...


La visione di ieri, il futuro oggi
…sul cardo, sento ancora l'acqua scorrere e suonare. Mi sono spostato per guardare e ho creduto di vedere un giardino, in alto. Poi mi sono spostato ma avevo un lungo specchio bianco dinanzi a me, e poi di nuovo un giardino. Ho allungato le mani e ho colto del ribes e ho sentito l'odore dell'erba bagnata tutto intorno…
Il visitatore conserva, dopo la visita al padiglione elvetico, un'esperienza coinvolgente per tutti i suoi sensi. Si rafforza in lui la convinzione che l'idea di sostenibilità non solo sia possibile, ma anche affascinante; efficace ed efficiente in grado di produrre linguaggi estetici sorprendenti. 
Il padiglione è pensato come una realtà autosufficiente dal punta di vista energetico. Esempio d'integrazione tra bio-agricoltura ed architettura. Come la Svizzera, attraverso la fusione uomo-tecnologia-natura, stretta fra il bisogno di preservare la bellezza naturale del suo territorio e le pressioni economico-sociali della propria popolazione, fornisce un modello virtuoso, esportabile a qualsiasi latitudine. Un modello di conservazione delle risorse per le generazioni future che fornisce risposte economiche, sociali e locali.



sabato 5 novembre 2011

Odisseo all'Inferno


Fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza.
- Inferno, XXVI, 119-120

L'eroe Odisseo (Ulisse per i latini) va incontro alle “tentazioni” dell’uomo, le deve superare per scoprire se stesso e tornare in patria. Non cerca la patria come metà finale, il suo viaggio è l'eterna sete di conoscenza. Tiresia nell’Ade predice per lui che nessun ritorno sarebbe stato definitivo. Così affronta l’avidità per il denaro, dopo la partenza da Troia; il desiderio di conoscenza verso il mondo mistico, la magia rappresentata da Circe; la voglia di oblio della terra dei Lotofagi; fino alla tentazione suprema dell’immortalità dalla ninfa Calipso. Si riscopre “curioso di sapere”, nell’incontro con Polifemo e con le Sirene, dove mette a repentaglio la propria vita oltre alla via del ritorno.
Odisseo resterà una figura molto attuale sia per i tempi di Dante che per i nostri, divenendo un eroe ed esploratore unico nel quadro letterario antico per il suo raffinato pensiero, carisma, “multiforme” ingegno. Rappresenterà il prototipo di personaggio europeo che attraverso i viaggi ha compiuto esplorazioni ai confini del conosciuto, dei limiti umani. La sua voglia di conoscere è stata reinterpretata da Dante che lo colloca all’Inferno per aver osato forse troppo. Il poeta della Divina Commedia con straordinaria intuizione ne ha sottolineato il carattere nella celebre frase.


Accecamento di Polifemo, coccio da cratere, VII sec. a.C., Museo Archeologico di Argo.

Odisseo in balia delle sirene, urna etrusca in alabastro, II sec. a.C., Museo Archeologico di Firenze.

lunedì 31 ottobre 2011

Nel ventre della balena

Può un uomo sopravvivere dopo essere stato ingoiato nel ventre di una balena?
"Il Signore fece venire un gran pesce per inghiottire Giona: Giona rimase nel ventre del pesce tre giorni e tre notti. Dal ventre del pesce Giona pregò [...] e il Signore diede ordine al pesce, e il pesce vomitò Giona sulla terraferma."
- Antico Testamento, Giona. 

Giona, uno dei protagonisti dell'Antico Testamento, fu il primo caso mitico di uomo ad essere ingoiato da un grande pesce. Il testo sembra riferire piuttosto ad un mostro marino. Solo in seguito Matteo (12:40) specificherà di una balena. Questo mito ebbe grande fortuna e l'animale verrà fissato nell'immaginario collettivo. Alcuni esempi letterari:
  • In una versione dell'Orlando Furioso di Ludovico Ariosto, Astolfo finisce nel ventre di una balena.
  • Ne Le avventure del barone Münchhausen di Rudolf Erich Raspe, il protagonista vanta di essere stato ingoiato da un pesce e salvato dai pescatori.
  • Carlo Collodi racconta in Pinocchio di Geppetto ingoiato dal grande pescecane.

Una storia affascinante, da subito accostata al mito di Giona, racconta di un certo James Bartley, capitano della baleniera The Star of the East (La stella d'Oriente) inghiottito da un capodoglio. L'episodio è datato al 1891, quando la baleniera si trovava in spedizione a largo delle isole Falkland. Il capitano, durante la caccia al capodoglio, sceso su una scialuppa fu aggredito dall'animale infastidito dai ripetuti attacchi degli arpioni. La barca venne rovesciata e la maggior parte dell'equipaggio riuscì a mettersi in salvo, Bartley e un marinaio scomparvero tra i flutti. La caccia alla balena continuò fino a tarda ora, fino alla sua cattura. Il giorno seguente ne aprirono la pancia e al suo interno trovarono il capitano. Era ancora vivo, nonostante le 15 ore trascorse nello stomaco del cetaceo. Inizialmente incosciente, poi delirante per lo shock, si riprese del tutto dopo tre settimane. Passo il resto della sua vita portando i segni di quell'avventura. Perse la vista e la sua pelle non guarì mai completamente, sbiancata e raggrinzita dai succhi gastrici. 
Nel 1991 il professore Edward B. Davis fa chiarezza sulla storia di James Bartley (il moderno Giona), indagando e scoprendo una serie di contraddizioni e confutando molti particolari della vicenda. E' probabile che la storia abbia preso vita da un fantasioso racconto di mare. Forse traendo ispirazione da un'altra storia molto famosa, avvenuta diversi anni prima, quando la baleniera Essex partita dal porto di Nantucket nel 1820 fu affondata dai ripetuti attacchi di un capodoglio. I sopravvissuti ne riferirono la cronaca dettagliata dei quei momenti. Fu proprio quest'incidente e i suoi resoconti ad ispirare Herman Melville nel suo Mody-Dick uscito del 1851.
Più probabilmente, la leggenda di Bartley era una voce messa in circolo per giustificare il mito di Giona dell'Antico Testamento, per dimostrare agli scettici della Bibbia i suoi episodi reali. Forse nasce proprio in contrapposizione alle già note teorie sull'evoluzione formulate da Charles Darwin (L'origine della specie, 1859), di poco anteriori.
Ancora oggi questi racconti, seppur identificati come leggende metropolitane nate dal mito e fuse con la storia, ispirano la fantasia di poeti, scrittori e cantautori. Li continuiamo ad apprezzare perché non sono altro che vecchie e semplici storie di uomini e di mare.

James Bartley, capitano della baleniera La Stella d'Oriente.

domenica 23 ottobre 2011

Omaggio ai Supereroi

Questi fantastici personaggi della carta stampata nascono negli Stati Uniti e lì vivono grande successo e diffusione. Si sviluppano sotto il genere fumettistico fino a diventare un mondo a parte, tanto da estendere la loro fama fino ai giorni nostri attraverso cinema, serie televisive e videogiochi. In Italia i fumetti di supereroi saranno un fenomeno che coinvolgerà i più giovani, soprattutto durante gli anni '80 e '90. Due i gruppi che contendevano i principali eroi: DC Comics e Marvel Comics. Molti ricorderanno con nostalgia la costante ricerca dei periodici di quel tempo. American Heroes in particolare offriva una raccolta più variegata sulle serie di eroi della DC.
Oggi questi miti sembrano resistere, trovando nuova forza vitale su supporti diversi dalla carta stampata. Eppure i veri personaggi di quell'epoca sono ancora tra le nostre impolverate riviste e in quei vecchi disegni trascurati in soffitta, primi tentativi di riprodurre gli eroi di un mondo fantastico, che accompagnavano chi aveva (e forse ha ancora) la capacità di sognare e immaginare.

Di seguito una mia piccola galleria, stranamente assortita, di supereroi (Superman, Batman, Robotman, ecc.) di varia provenienza:






 

martedì 18 ottobre 2011

Il Sospiro della Fantasia


Un libro dedicato a tutti gli amanti del fantasy, nato dalla fortunosa collaborazione di Fabrizio Tripicchio e Panaiotis Kruklidis. I due giovani si sono cimentati in un racconto a quattro mani cogliendo l'essenza di un viaggio nell'età adolescenziale, un percorso nato da esperienze personali e sensazioni di un mondo che infrange la barriera del sogno. Il sogno, come visione di un'epoca eroica e nostalgica, rivive attraverso il lettore grazie ad un testo avvincente, accompagnato dalle illustrazioni di Panaiotis. Si svela l'atmosfera fumosa del mondo di Krall, dove la contrapposizione manichea dei personaggi non è mai netta; dove amicizia, amore e lealtà diventano mano a mano sentimenti sempre più vivi. Emerge così un mondo puramente fantasy ma fatto di nobili valori reali. 
Panaiotis Kruklidis

Un libro fatto della stessa materia dei sogni e stampato con il cuore. Un viaggio tra realtà fredda e il motore che muove l'animo umano: i sogni. Chi non sogna non ha la capacità di immaginare e chi non immagina non può vedere oltre la coltre della fredda e calcolatrice intelligenza. Immergiti nel mondo di Krall alla scoperta di eroi e amici che cattureranno la fantasia. Gente comune che non sapeva ancora di essere parte di un disegno più grande e di poter compiere il proprio destino nel mondo di Krall.
Fabrizio Tripicchio

Alcuni link dove poter trovare testo e immagini:

sabato 24 settembre 2011

Ritratti (sanguigna)

Alcuni vecchi ritratti, datati al lontano 1999. La maggior parte di questi sono stati realizzati con la sanguigna. Antico strumento di disegno, conosciuto soprattutto grazie a Leonardo da Vinci, non è altro che una matita molto morbida adatta a creare tratti vibranti ed espressivi. Il nome particolare deriva dal colore che ne ricorda appunto il sangue, a causa dell'ematite, un minerale di tipo ferroso, di cui ne era composta.
Pan







Qui ci sono altre gallerie con alcuni esempi di illustrazioni ad acquerelli, chine e matitePhotoshop.

sabato 10 settembre 2011

Lungo il tragitto

Nonostante fosse un fine settimana, il traffico era piuttosto limitato. Le auto incrociate avrebbe potuto contarle sulle dita di una mano e su questo stava già fantasticando, come spesso era solito fare, il giovane Gregorio. Se fosse crollato il ponte di collegamento, sarebbe impossibile raggiungere Cetraro senza perdere ore attraverso le campagne, oltretutto con il sopraggiungere della notte. Le sue paure si dimostrarono infondate, tirò un sospiro appena vide il ponte, perfettamente integro. Tutto sommato una particolare ansia lo attanagliava man mano si apprestava a raggiungere il piccolo paese di mare. Il buio lo aveva colto sul vecchio passo di montagna a pochi chilometri da casa. A mani strette nella morsa del volante si sforzava di canticchiare il ritornello di una canzone.
<<Perché sono così nervoso? Percorro questa strada almeno due volte a settimana…>> si interrogava il giovane rappresentante. Posando lo sguardo sul suo cellulare, lottò per non cedere alla tentazione di chiamare un amico dalla rubrica. Perse.
<<Che piacere sentirti, Greg! Dove sei?>> disse con affetto il compaesano e amico di vecchia data Valerio.
<<Ho un vago presentimento, forse dovuto alla strada. Ora sembra proprio morta>>.
<<Un vago sentore di morte? A Cetraro? Beh, comunque sarebbe qualcosa di nuovo… Purtroppo questa sera sono a cena fuori…>> su queste ultime parole accadde inaspettatamente il possibile…
Lo stridore delle ruote sull'asfalto si trasferì dall'altra parte della cornetta. I pensieri di Gregorio si fusero insieme vorticosamente per poi annullarsi a vicenda. I fari furono interrotti, in una frazione di secondo, da una sagoma umana. Inevitabilmente si udì lo schianto di un corpo contro il parabrezza. I riflessi furono tardivi e l'auto fumante si dirigesse all'esterno della carreggiata. L'airbag, entrato in funzione, aveva risparmiato a Gregorio un gran mal di testa.
Riordinati i pensieri il giovane scese di macchina per controllare e non confermare i suoi timori. Non lontano dal luogo dell'impatto un corpo giaceva inerme.
<<Chiamare soccorso… andrà tutto bene!>> ripeté a se stesso.
Raggiunto il malcapitato, i suoi occhi scrutarono il minimo movimento che avrebbe alleviato la sua pena. L'uomo, riverso col volto sull'asfalto, era vestito elegante, con giacca e pantalone di velluto nero. Si sorprese di ragionare su quel particolare. Un fremito attraversò la mano dell'individuo. Gregorio si costrinse ad escludere la sua immaginazione. Nel buio della notte un altro movimento, ormai inatteso, ridestò la sua angosciata anima. L'uomo si era mosso. Finalmente realizzò di chiamare i soccorsi.
<<Cazzo, il cellulare in macchina. Torno subito!>> occorsero alcuni attimi per individuare l'apparecchio nel buio dell'auto sinistrata. Scovato l'oggetto lanciò uno sguardo sulla strada alla ricerca di nuovi fari, nella speranza di un aiuto. Compose il numero del pronto soccorso, esasperato richiuse nel constatare che era occupato.
Tornò sulla strada solo per accorgersi dell'assenza del corpo. Si guardò intorno, ma la notte gli impedì di orientarsi. Si mosse con incertezza. Avanzò inquieto verso la carreggiata con occhi vigili; dov'era il corpo faceva solo bella mostra una chiazza di sangue. Si chinò per osservare il liquido scuro e rappreso. Percepì con la coda dell'occhio un movimento alle sue spalle e nel voltarsi fu travolto da un odore sgradevole. Focalizzò e rabbrividì.
Le ferite dell'individuo erano gravi e particolarmente estese. Ma a sconcertarlo fu il volto emaciato e gli occhi. Poteva essere paragonata all'espressione di un folle, più che di un ferito. Non lo fissava negli occhi, come normalmente accade tra due simili, ma in un punto indefinito.
Le due scarne mani si avventarono su di lui, nel tentativo di rovesciarlo. Gregorio cadde riverso. La paura si avventò su di lui con la stessa velocità dell'aggressione. Un grido d'orrore gli si arrestò in gola, mentre l'uomo ferito (se tale lo si poteva definire) si avvicinava emettendo suoni gutturali. Si accingeva a mordere Gregorio alla gola, dalla quale non uscì che un sussulto. Con gli occhi sbarrati il ragazzo andò incontro ad una orrenda fine…

Valerio guidò come un forsennato per raggiungere l'amico. La conversazione telefonica era stata da poco troncata, senza ombra di dubbio da un incidente. Spinse al massimo l'acceleratore. Ripercorse la strada che porta fuori città. I freni si bloccarono di fronte ad uno spettacolo mai visto.
I fari dell'automobile illuminavano le sagome di quattro persone nel mezzo della strada. Non sembravano curarsi minimamente di lui, perché troppo intente a mangiare qualcosa. Più in là, poteva ben distinguere l'auto di Gregorio. Scese dalla macchina, in tempo per vedere cosa masticavano. Inorridì. Il corpo del povero Greg, straziato e mutilato, stava lì sull'asfalto. Uno tra questi si accorse della sua presenza. Valerio avvertì uno strano sguardo luccicante nella sua direzione, si infilò in macchina, meccanicamente avviò il motore e partì evitando quei mostri che lo fissavano da orbite vuote.
Senza mai fermarsi tirò dritto verso il paese. Stranamente, l'illuminazione cittadina non era in funzione, ma ciò non gli impedì di correre come un forsennato con l'auto per gli stretti vicoli. Finalmente raggiunse la piazza principale. Non vedendo alcuno nei paraggi, tirò il freno a mano e si apprestò a scendere; attorno il più totale silenzio. Scorse una signora da una finestra di un terzo piano, si sporgeva sulla piazza per farsi notare. La donna gesticolante urlò <<…via di lì! Scappa se puoi…>>. Prima che Valerio potesse capire o agire, vide una moltitudine di orrendi esseri uscire da portoni aperti, vicoli bui e anfratti nascosti. In poco tempo, il ragazzo fu immobilizzato da una folla di zombi affamati.
Pan

martedì 6 settembre 2011

Scheletri di luce: un confronto tra poesia e architettura

En plein air

C'è una città deserta, con piccole travature
che sostengono, vuoti privé di visione:
uno schermo, poche poltrone di pelle.
Le stelle bruciano di notte, di giorno
il sole splende, e si spalma come grasso
sopra un palmo di pannelli solari. A tratti
cani passano, nei quartieri divelti dal caldo.
Hanno preso ad annusare sempre meno
gli scoli dei cantieri industriali. Ormai
leccano avidi, ogni traccia che resta di umido.


poesia: Tommaso Meozzi
illustrazione: Panaiotis Kruklidis